POSSIBILI MOTIVI DI IMPUGNAZIONE DELCAMBIO DI PIANO TARIFFARIO DI WIND |
Nel seguente articolo cercherò di analizzare i possibili motivi di impugnazione del cambio di piano tariffario imposto da Wind nelle ultime settimane a tutti i clienti con profilo Wind 10 e Sempre Light. Il paragrafo conclusioni è a disposizione di chi non avesse
il tempo e la pazienza di leggere l’intero articolo.
Quanto alla prima il decreto legge Bersani,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 26 del 1 febbraio 2007 convertito
in legge con
modificazioni il 2 aprile 2007 con Legge
n. 40, ha espressamente statuito che
“Al fine di favorire la concorrenza e la trasparenza delle
tariffe, di garantire ai consumatori finali un adeguato livello di conoscenza
sugli effettivi ((prezzi)) del servizio, nonche' di facilitare il confronto tra
le offerte presenti sul mercato, e'
vietata, da parte degli operatori ((di telefonia, di reti televisive e di
comunicazioni elettroniche)), l'applicazione di costi fissi e di contributi per
la ricarica di carte prepagate, anche via bancomat o in forma telematica,
aggiuntivi rispetto al costo del traffico telefonico o ((del servizio))
richiesto. E' altresi' vietata la previsione di termini temporali
massimi di utilizzo del traffico o del ((servizio)) acquistato. Ogni eventuale clausola difforme e'
nulla e ((non comporta la nullita' del contratto, fatti salvi i vincoli
di durata di eventuali offerte promozionali comportanti prezzi piu' favorevoli
per il consumatore)). Gli operatori di telefonia mobile adeguano la propria
offerta commerciale alle predette disposizioni entro il termine di trenta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.” Tutto è cominciato con una petizione per l’abolizione dei costi di ricarica lanciata da un giovane studente universitario di Scienze Politiche di nome Andrea D’Ambra il quale con l’appoggio di Beppe Grillo riusciva, in breve tempo, a raccogliere oltre 800.000 firme e ad interessare al caso la Commissione europea, l’AGCOM, ed infine il Governo italiano che, anticipando l’indagine dell’Agcom, emanava il 31 gennaio u.s. il decreto cosiddetto “Bersani” di cui sopra.
Insorgevano, a questo punto, le associazioni dei consumatori,
dichiarando che
In seguito alla diffusione della notizia che anche l’AGCOM
stava interessandosi, su esposto delle associazioni dei consumatori, alla
particolare posizione interpretativa assunta da Wind, la medesima decideva di adeguarsi
e aboliva i costi di ricarica per tutti i clienti. In realtà, questo adeguamento era solo il preludio alla
mossa successiva: la modifica unilaterale delle tariffe di tutti gli abbonati
con profilo “Wind
A partire dalla terza settimana di marzo, infatti, i possessori
di abbonamenti o ricaricabili con tariffa “Wind
“Gentile cliente, dal 01/05 il suo piano tariffario Wind
10 diventerà Wind 12. Per le info sulle condizioni chiami il
Tale aumento, inizialmente previsto per la sola Wind 10
veniva, successivamente, esteso anche alla Wind Sempre Light. Il patron di Wind, il petroliere egiziano Naguib Sawiris in un
intervista pubblicata sul Sole 24 Ore dichiarava che "il
taglio delle ricariche rappresenta una guerra dei prezzi imposta per decreto,
che risulta economicamente sostenibile soltanto dagli operatori più grandi, a
scapito, invece, di quelli più piccoli come Wind", aggiungendo
che l’ipotesi di collocare in
borsa il 20 o il 30% del proprio capitale è un “progetto
archiviato almeno per ora … l'impatto sui
conti provocato dalla legge Bersani è troppo elevato...la stabilità finanziaria
della compagnia è stata intaccata". L’amministratore delegato di Wind, Paolo Dal Pino, nel corso
di una intervista rilasciata a Le
Iene, nota trasmissione di Italia 1, si giustificava dicendo che la tariffa
Wind 10 era stata pensata in un momento in cui erano ancora in vigore i costi
di ricarica e che “per effetto del
taglio dei costi di ricarica Wind si ritrova sott’acqua mentre altri
concorrenti pur avendo preso una botta in testa sono rimasti fuori a guardare
il sole … hanno un salvagente più grande … noi siamo stati costretti in questo
modo a cercare di riemergere. L’impatto del decreto Bersani è stato pari a
quanto noi paghiamo di stipendio a 8.000 persone ogni anno… oltre 320 milioni
di euro”.
Certo è che l’immagine dell’operatore arancione agli occhi
dei propri clienti ha subito un duro contraccolpo da questo inaspettato innalzamento
delle tariffe, essendo Wind l’unico operatore ad aver eseguito l’aumento ai
vecchi clienti. Il sentimento più comune tra i clienti è quello di ritenersi “pugnalati
alle spalle” e in molti si chiedono se sia possibile che una compagnia
telefonica cambi dall’oggi al domani il profilo tariffario della propria sim, inviando
un “semplice” sms. Lasciando da parte le considerazioni di natura economica sulla validità delle ragioni affermate dall’amministratore delegato di Wind, vorrei soffermarmi, nel prosieguo dell’articolo, sugli aspetti puramente legali cercando di appurare se, alla luce della normativa vigente in Italia, il procedimento di modifica unilaterale posto in essere da Wind possa ritenersi lecito. In altri termini è giusto chiedersi se il consumatore debba subire senza poter far nulla quest’atto unilaterale di modifica tariffaria, o possa reagire con successo ed avere giustizia. |